COSTRUZIONE E RIPARAZIONE TETTI IN PIODE

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La storia dei tetti in piode

Non tutti conoscono bene cosa sono, come si costruiscono, e qual è la loro storia. Per iniziare perciò parleremo un po’ della storia dei tetti in piode. Non si sa esattamente quando è stato coperto il primo tetto in piode, tuttavia si parla di un periodo che varia tra il XVI ed il XVII secolo d.C. Possiamo dire con certezza che questa tecnica si è sviluppata grazie alla struttura geologica delle Alpi formate in gran parte da Gneiss, una roccia metamorfica.

Perché la scelta dello Gneiss

Questo materiale è stato sfruttato per la facilità con la quale può essere sfaldato, permettendo così la sua lavorazione e trasformazione in lastre più o meno regolari chiamate “piode” oppure “beole”. In mancanza di altre materie prime da adoperare nella copertura dei tetti nelle vallate alpine, la pioda ha conquistato un’importanza esclusiva in molti insediamenti rurali.

La lavorazione della materia prima

Solitamente il minerale utilizzato per la copertura dei tetti in piode veniva estratto nelle vicinanze della costruzione. Uno dei motivi è il peso dello Gneiss. Un metro cubo, infatti, pesa circa 2700 kg. Naturalmente, trasportarlo non era facile. Una volta estratto, lo Gneiss veniva “spiodato”, sfaldato fino ad ottenere lastre di circa 10 centimetri di spessore. Terminato il lavoro di spiodamento, le piode erano lavorate in modo grezzo con un martello per fargli acquisire una forma adatta alla posa sul tetto. Inoltre, per garantire un ottimo scorrimento dell’acqua piovana, esse venivano “sbarbate”.

Da Gneiss a tetti in piode

Le piode così preparate venivano caricate su delle “cadole” e le donne del paese le portavano sulla schiena fino al cantiere. Attraverso ponteggi e rampe elaborate le beole venivano issate in quota, dove abili uomini chiamati anche “posatori”, le posavano a regola d’arte sulla carpenteria del tetto. L’arte consiste nella posa delle beole con una certa pendenza e, senza nessun elemento di fissaggio, sovrapposte in una maniera da evitare l’infiltrazione d’acqua nello stabile sottostante.

La carpenteria del tetto

Di grande importanza nella costruzione dei tetti in piode era, ed è tutt’oggi, la carpenteria. Quest’ultima doveva sopportare l’enorme peso delle piode ed ovviamente del carico della neve che poteva raggiungere diversi metri di spessore. La carpenteria era solitamente eseguita con tondoni d’abete, larice o castagno. A seconda della dimensione, dell’inclinazione del tetto, che in queste zone varia fra i 30-45°, e della sua ubicazione, essa doveva essere dimensionata per sorreggere circa 800 Kg / metro quadrato. L’esecuzione della copertura poteva durare anche dei mesi, sia a causa delle condizioni meteorologiche invernali sia per il fatto che la gente non ci si poteva dedicare esclusivamente. Normalmente, un tetto in piode può raggiungere tranquillamente 300 anni di vita.

La lavorazione dello Gneiss oggi

Il tetto in piode odierno è composto principalmente da beole nuove, estratte meccanicamente nelle cave “moderne”. Raramente, o per soddisfare esigenze particolari, vengono riutilizzate piode recuperate da demolizioni di vecchi tetti. I metodi odierni d’estrazione e di lavorazione della materia prima si distinguono nettamente da quelli impiegati in passato. L’estrazione avviene in cave altamente meccanizzate. La manodopera impiegata è ridotta allo stretto necessario, tuttavia non è possibile rinunciare al lavoro di uno specialista, il quale esegue ancora oggi la spiodatura esclusivamente a mano. Le beole risultanti hanno un aspetto piuttosto regolare, sono rettangolari e hanno uno spessore di 4-5 cm.

Una tradizione ancora viva

I “moderni” tetti in piode

La sottostruttura portante di un tetto in piode odierno non si scosta sostanzialmente da quella eseguita in passato. La copertura di un tetto in piode, oggi, è un processo abbastanza rapido. L’esperienza dice che una squadra di quattro operai “specializzati” arriva a lavorare e posare anche 10 tonnellate di beole di cava al giorno.
In passato la copertura in pietra rispecchiava un’esigenza vitale fortemente legata alle possibilità locali, oggigiorno è considerata quasi un “lusso”. La scelta a volte è dovuta a motivi sentimentali, altre volte alle prescrizioni del piano regolatore di determinate zone, dove la copertura in piode è obbligatoria per ragioni paesaggistiche.

Conclusioni

I tetti in piode sono costruzioni che stanno prendendo sempre più piede e che affascinano sempre di più. Sono rustici, ma allo stesso tempo durevoli nel tempo. Tuttavia, nei casali più vecchi potrebbe sorgere la necessità di ristrutturare il tetto in piode, che potrebbe tranquillamente superare i 100 anni.

Uno dei tanti tetti in piode realizzati da Zanoli Sebastiano Lavori Edili. Realizziamo tetti in piode nelle zone di Locarno, Verzasca, Onsernone, Valle Maggia e Cento Valli.
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